- 1'000 € alla Parrocchia di Candiana
- 1'000 € alla Parrocchia di Pontecasale
Visualizzazione post con etichetta bilancio 2013. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bilancio 2013. Mostra tutti i post
martedì 15 luglio 2014
CONTRIBUTI 2012-2013 ALLE PARROCCHIE
Sono stati liquidati in questi giorni, su ordinanza del 30/04/2014, i due contributi 2012 e 2013 definiti dalla Amministrazione DE MARCHI alle nostre Parrocchie:
martedì 20 maggio 2014
Veneto Strade conferma contributo rotonda
Una buona notizia è giunta ieri in Municipio. ogni tanto capita.
VENETO STRADE, con comunicazione PEC del 15/05/2014, ha confermato l'erogazione del contributo di 200'000 € per la rotatoria eseguita sulla SR104 Monselice-Mare.
E' un importantissimo risultato che paga un lavoro continuo di tre anni, svolto con pazienza e coraggio da questa Amministrazione.
Con le scelte di due anni fa, abbiamo realizzato con lungimiranza un'opera attesa da anni e che oggi il patto di stabilità renderebbe pressochè irrealizzabile.
lunedì 28 aprile 2014
RELAZIONE DI FINE MANDATO
E' disponibile sul sito comunale la RELAZIONE DI FINE MANDATO della nostra Amministrazione.
Il documento viene redatto secondo le indicazioni del governo ed è un documento piuttosto dettagliato e tecnico, ma puo' consentire di "leggere" i principali aspetti amministrativi e di bilancio.
Anche questo è un concreto segno di trasparenza.
Pagine del SITO INTERNET COMUNALE:
link al documento in PDF:
venerdì 13 dicembre 2013
UNIONE DEL CONSELVANO: perchè SI', perchè ADESSO.
Lettera aperta ai Cittadini ed ai colleghi Amministratori del Conselvano
Cari Concittadini e colleghi Amministratori del Conselvano,
con questo intervento vorrei condividere alcune riflessioni che mi portano a ritenere con grande convinzione che l'Unione dei Comuni del Conselvano debba iniziare a camminare con le sue gambe, adesso.
Dopo la nascita ed il timido avvio delle prime funzioni nei mesi scorsi, in queste settimane si sottoporranno ai Comuni ed infine al Consiglio dell'Unione l'approvazione del trasferimento di tutte le funzioni e di tutti i dipendenti comunali.
Sono più di tre anni che i Comuni del Conselvano, prima con lo studio di fattibilità, poi con le prime deliberazioni comunali, hanno avviato questo percorso: quindi, la base su cui questo progetto si sta concretizzando è innanzitutto una volontà dei Comuni espressa, secondo me, con lungimiranza.
Solo in un secondo e recente tempo (governo Monti) si è aggiunto, purtroppo, l'obbligo per i comuni sotto i 5'000 abitanti di esercitare tutte le funzioni in forma associata dal 1° Gennaio 2014 (rimandato dalla legge di stabilità di qualche giorno fa al 1° Luglio 2014, poco cambia).
Le funzioni associate possono essere svolte, oltre che attraverso una unione, anche attraverso la fusione dei comuni o le convenzioni tra comuni.
La fusione tra Comuni implica che i comuni e le relative Amministrazioni di origine spariscono, per dare vita in via definitiva ad un nuovo unico ente: di più municipi ce ne sarà uno, unico sarà il sindaco e così via. Non c'è transizione, non c'è gradualità e, non a caso, questo percorso richiede un referendum. Con la fusione, le identità attuali spariscono: non è stato pertanto considerato attualmente perseguibile per i nostri comuni (fatto salvo che può sempre essere indetto), anche perchè definitivo ed irreversibile.
C'è da considerare anche che in caso di bocciatura, bisognerebbe essere pronti con la soluzione alternativa per gestire le funzioni in forma associata: o unione o convenzioni.
Le convenzioni tra Comuni hanno invece il problema opposto: la dispersione. Per ogni funzione da gestire insieme, si deve trovare almeno un altro Comune con cui farlo. Siccome per ogni funzione vi sono situazioni di esigenze, di dipendenti, di territori diversi da comune a comune, è ovvio che per ogni funzione sarà possibile trovare verosimilmente un Comune o gruppo di Comuni diverso. Questo significa, ad esempio, che i vigili sarebbero gestiti insieme ad un Comune o gruppo di Comuni, ma le mense scolastiche con un altro, così come i lavori pubblici e così via. Questo significherebbe la paralisi politico-amministrativa. C'è poi il problema della instabilità delle convenzioni che, essendo accordi facilmente recessibili, possono improvvisamente essere abbandonati o interrotti a seconda dei vantaggi o delle dinamiche politiche (cambio amministrazione, equilibri territoriali, ecc): molti comuni che in questi mesi hanno sperimentato le convenzioni per le prime funzioni associate hanno patito questi problemi, che spesso causano anche improvvisi costi inattesi (se uno dei Comuni recede, il costo della funzione rimane in carico ai rimanenti).
Se si obbietta che i Comuni del Conselvano sono sufficientemente omogenei e che quindi le convenzioni per tutte le funzioni avrebbero lo stesso gruppo di comuni a condividerle, si sta esattamente dicendo che l'Unione del Conselvano ha motivo di esistere.
Inoltre, l'Unione ha il pregio di non cancellare i Comuni di origine che, anzi, si confrontano e coordinano attraverso i suoi organismi: la Giunta dei Sindaci ed il Consiglio dell'Unione.
L'Unione, pertanto, può dare essenzialità e stabilità alla gestione delle funzioni associate, attraverso una rappresentanza del territorio che non vede cancellate le singole identità ed Amministrazioni Comunali, che possono continuare a svolgere il luoro ruolo di rappresentanza delle relative realtà territoriali.
Credo che, per le condizioni date, questa connotazione dimostri come l'Unione del Conselvano sia per i nostri Comuni la risposta migliore tra quelle possibili (quelle impossibili, le lascio a chi non ha la responsabilità di amministrare).
Ne sia conferma l'adesione di Bovolenta, che aveva sperimentato convenzioni di funzione.
Ne sia conferma anche il fatto che le fusioni stanno interessando solamente situazioni di Comuni importanti che annettono Comuni frazione/satellite (Este con Ospedaletto, Monselice con limitrofi, Piove di Sacco con limitrofi).
Su questo aspetto, faccio notare che lo Statuto prevede un funzionamento per Giunta e Consiglio dell'Unione tali per cui ogni comune conta come gli altri: questo per dimostrare che l'Unione non corrisponde ad una annessione dei comuni piccoli a Conselve.
Vero è anche che per organizzare funzioni associate per i servizi ad un numero maggiore di cittadini serve una struttura che, se viene plasmata a partire da una più robusta, risulta più efficace: senza Conselve, nessuno di noi altri Comuni minori saremmo riusciti a far partire una Unione tra di noi, per la difficoltà di competenze e risorse umane che comportava l'avvio.
Quindi, dato l'obbligo di esercitare le funzioni in forma associata entro il 2014, essendoci alla base una precisa volontà politica cindivisa già espressa nel percorso iniziato nel 2009, non essendoci alternative percorribili, perchè osteggiare questa evoluzione?
Personalmente, ritengo che l'Unione del Conselvano è bene che parta, e subito!
Ritengo inoltre, sia come Sindaco che come Cittadino, che anche le Amministrazioni locali debbano dare il loro contributo nella riforma dello Stato. Sicuramente fino ad oggi ai Comuni è stato chiesto moltissimo, fin troppo, soprattutto in termini economici, ma se c'è una evoluzione amministrativa che ha senso fare, è questa.
Molti Cittadini chiedono il perchè di questa volontà e, di fronte a queste argomentazioni, dimostrano per lo più approvazione e fiducia, se pur con le preoccupazioni di carattere quotidiano che inevitabilmente sorgono ("dove dovrò andare per avere questo o quel servizio?").
Queste preoccupazioni le abbiamo ben presenti per primi noi Amministratori, e sappiamo che la fase iniziale sarà difficile e che saranno necessari tanti rodaggi ed aggiustamenti. Però, la sfida è iniziare qualcosa che, nel giro di 3-5 anni ci porti a diventare un soggetto multicomunale con un governo coordinato tra entità locali collaudate come i Comuni, senza farli sparire in uno solo o farli litigare in millanta convenzioni.
Parlo di un soggetto di 30'000 abitanti con una Giunta di Sindaci ed un Consiglio di Consiglieri che, insieme, decidono come gestire le funzioni in base al loro radicamento comunale.
Credo che questa visione non possa essere definita una "farsa", come è stato irresponsabilmente detto.
Non mi pare che una società ed un mondo intero che sono in piena rivoluzione siano una farsa: questo scenario impone che un cambiamento radicale o lo gestisci, o lo subisci (la Regione ha ben chiarto il concetto).C'è veramente ancora qualche amministratore che pensa che si possa andare avanti così, aspettando momenti e soluzioni migliori (che non verranno)?
Presto, potrebbe arrivare una imposizione statale o regionale a decidere come fondere o unire i comuni, calandola dall'alto. E credo che la cosa peggiore sarebbe trovarsi uniti tra comuni che non si sono scelti.
Ritengo pertanto sbagliato rimandare la nostra necessaria riorganizzazione amministrativa, specie se il rinvio è quello dei sei mesi approvato qualche giorno fa.
Con l'Unione, i Comuni di Agna, Arre, Candiana, Conselve, Bagnoli di Sopra, Bovolenta, Terrassa Padovana continueranno ad esistere, avranno il loro Sindaco ed i loro Consiglieri che per le varie tematiche si coordineranno e faranno sintesi nella Giunta o nel Consiglio dell'Unione, per dare ai propri Cittadini servizi riorganizzati ma comunque tarati sulle specificità.
Naturalmente, sia chiaro che gli Amministratori (Sindaci e Consiglieri Comunali) che fanno parte di Giunta e Consiglio dell'Unione non percepiscono alcuna indennità nè alcun gettone: non costano nulla, per legge.
L'Unione, quindi, si prefigura principalmente come una riorganizzazione dei dipendenti e dei servizi, non intaccando le identità e le rappresentanze dei Comuni.
I Comuni, trasferiscono i propri dipendenti all'Unione, che li impiega per gestire i servizi di sempre, solo in forma più organizzata, più specialistica.
Si pensi a cosa (non) possono fare i singoli Comuni con il loro singolo vigile o singolo assistente sociale, rispetto a quello che potrà fare un corpo di polizia locale dell'Unione, dotato di mezzi, strumenti e turni strutturati o il gruppo di professionisti che aiuteranno le amministrazioni nelle sempre più frequenti e complesse emergenze sociali.
I pregi dell'Unione hanno ovviamente un prezzo rispetto, ad esempio, alla fusione: l'Unione è un soggetto che si aggiunge ai Comuni, e che ha bisogno di figure di controllo per legge (una terna di revisori, un segretario). Questi, sono costi che prima non c'erano e che il Legislatore non ha considerato nella legge, ma che ci saranno. La linea sottintesa è che deve essere la riorganizzazione a generare il risparmio.
Ed è proprio qui che acquisisce un ruolo fondamentale la riorganizzazione del personale, anche al fine del contenimento dei costi.
Attualmente, i dipendenti dei comuni dell'unione sono circa 110, dei quali 20 hanno assegnata una posizione organizzativa (la cosiddetta P.O.) per lo svolgimento di funzioni di direzione (incarico assegnabile e revocabile con piena facoltà dell'Amministrazione, costo 5'000-12'000 € lordi/anno).
Fatto salvo che tutti gli inquadramenti ed i contratti dei dipendenti saranno confermati nel trasferimento all'Unione, le uniche variazioni riguarderanno l'importo delle indennità (nel totale invariato, ma uniformato nelle voci) ed il numero inferiore di P.O. che saranno necessarie in una struttura unificata.
Da questa prima riorganizzazione, ad esempio, arriveranno i primi risparmi: questo si aspettano, prima di tutto i Cittadini, cui vanno orientate primariamente le scelte da farsi in questa fase.
In questo senso, ritengo utile evidenziare queste proporzioni: 30'000 cittadini, 110 dipendenti di cui 20 con P.O., per far capire quali siano i pesi delle priorità che Sindaci ed Amministratori devono darsi.
Quando poi l'Unione sarà a regime, la gestione unitaria di servizi e appalti garantirà i risparmi che i singoli Comuni non avrebbero potuto evidentemente avere.
Per avere un adeguata transizione, almeno nei primi 3 mesi del 2014, pur essendo trasferiti all'Unione, i dipendenti rimarranno dove sono, svolgeranno le mansioni che già svolgono nei comuni e avranno stipendio identico al 2013, indennità e p.o. comprese: in questi tre mesi sarà possibile definire la struttura amministrativa dell'Unione.
Con l'avvio dell'Unione, alcuni uffici o attività saranno gradualmente centralizzate e questo comporterà la predisposizione di alcuni spazi attrezzati: i contributi regionali di 107'000 + 47'000 € ci consentiranno di farvi fronte senza gravare sui conti comunali.
E qui interviene un altro punto fondamentale: questi contributi li abbiamo ottenuti perchè abbiamo rispettato una tempistica molto accelerata, a causa delle indecisioni di Stato e Regione ma che, grazie alla cooperazione dei Consigli Comunali, siamo riusciti a seguire, portando a casa il risultato.
Questo significa che, nonostante l'inevitabile tensione per dipendenti e Amministratori nel seguire quelle tempistiche e direttive, spesso carenti, la collaborazione e condivisione di un obbiettivo hanno consentito all'Unione di ottenere questi importanti contributi.
Quest'ultimo passaggio credo che rappresenti al meglio tutte le considerazioni fin qui fatte.
Sicuramente il quadro normativo ed i problemi quotidiani impediscono di avere le certezze che tutti noi vorremmo avere prima di dare definitivamente corpo a questa Unione, ma proprio le difficoltà ed i problemi che ogni giorno affrontiamo, specie come amministratori, non possono che darci la necessaria forza per avviare un cambiamento che, prima o poi, voluto o subìto, arriverà.
Cari Concittadini e colleghi Amministratori del Conselvano,
con questo intervento vorrei condividere alcune riflessioni che mi portano a ritenere con grande convinzione che l'Unione dei Comuni del Conselvano debba iniziare a camminare con le sue gambe, adesso.
Dopo la nascita ed il timido avvio delle prime funzioni nei mesi scorsi, in queste settimane si sottoporranno ai Comuni ed infine al Consiglio dell'Unione l'approvazione del trasferimento di tutte le funzioni e di tutti i dipendenti comunali.
Sono più di tre anni che i Comuni del Conselvano, prima con lo studio di fattibilità, poi con le prime deliberazioni comunali, hanno avviato questo percorso: quindi, la base su cui questo progetto si sta concretizzando è innanzitutto una volontà dei Comuni espressa, secondo me, con lungimiranza.
Solo in un secondo e recente tempo (governo Monti) si è aggiunto, purtroppo, l'obbligo per i comuni sotto i 5'000 abitanti di esercitare tutte le funzioni in forma associata dal 1° Gennaio 2014 (rimandato dalla legge di stabilità di qualche giorno fa al 1° Luglio 2014, poco cambia).
Le funzioni associate possono essere svolte, oltre che attraverso una unione, anche attraverso la fusione dei comuni o le convenzioni tra comuni.
La fusione tra Comuni implica che i comuni e le relative Amministrazioni di origine spariscono, per dare vita in via definitiva ad un nuovo unico ente: di più municipi ce ne sarà uno, unico sarà il sindaco e così via. Non c'è transizione, non c'è gradualità e, non a caso, questo percorso richiede un referendum. Con la fusione, le identità attuali spariscono: non è stato pertanto considerato attualmente perseguibile per i nostri comuni (fatto salvo che può sempre essere indetto), anche perchè definitivo ed irreversibile.
C'è da considerare anche che in caso di bocciatura, bisognerebbe essere pronti con la soluzione alternativa per gestire le funzioni in forma associata: o unione o convenzioni.
Le convenzioni tra Comuni hanno invece il problema opposto: la dispersione. Per ogni funzione da gestire insieme, si deve trovare almeno un altro Comune con cui farlo. Siccome per ogni funzione vi sono situazioni di esigenze, di dipendenti, di territori diversi da comune a comune, è ovvio che per ogni funzione sarà possibile trovare verosimilmente un Comune o gruppo di Comuni diverso. Questo significa, ad esempio, che i vigili sarebbero gestiti insieme ad un Comune o gruppo di Comuni, ma le mense scolastiche con un altro, così come i lavori pubblici e così via. Questo significherebbe la paralisi politico-amministrativa. C'è poi il problema della instabilità delle convenzioni che, essendo accordi facilmente recessibili, possono improvvisamente essere abbandonati o interrotti a seconda dei vantaggi o delle dinamiche politiche (cambio amministrazione, equilibri territoriali, ecc): molti comuni che in questi mesi hanno sperimentato le convenzioni per le prime funzioni associate hanno patito questi problemi, che spesso causano anche improvvisi costi inattesi (se uno dei Comuni recede, il costo della funzione rimane in carico ai rimanenti).
Se si obbietta che i Comuni del Conselvano sono sufficientemente omogenei e che quindi le convenzioni per tutte le funzioni avrebbero lo stesso gruppo di comuni a condividerle, si sta esattamente dicendo che l'Unione del Conselvano ha motivo di esistere.
Inoltre, l'Unione ha il pregio di non cancellare i Comuni di origine che, anzi, si confrontano e coordinano attraverso i suoi organismi: la Giunta dei Sindaci ed il Consiglio dell'Unione.
L'Unione, pertanto, può dare essenzialità e stabilità alla gestione delle funzioni associate, attraverso una rappresentanza del territorio che non vede cancellate le singole identità ed Amministrazioni Comunali, che possono continuare a svolgere il luoro ruolo di rappresentanza delle relative realtà territoriali.
Credo che, per le condizioni date, questa connotazione dimostri come l'Unione del Conselvano sia per i nostri Comuni la risposta migliore tra quelle possibili (quelle impossibili, le lascio a chi non ha la responsabilità di amministrare).
Ne sia conferma l'adesione di Bovolenta, che aveva sperimentato convenzioni di funzione.
Ne sia conferma anche il fatto che le fusioni stanno interessando solamente situazioni di Comuni importanti che annettono Comuni frazione/satellite (Este con Ospedaletto, Monselice con limitrofi, Piove di Sacco con limitrofi).
Su questo aspetto, faccio notare che lo Statuto prevede un funzionamento per Giunta e Consiglio dell'Unione tali per cui ogni comune conta come gli altri: questo per dimostrare che l'Unione non corrisponde ad una annessione dei comuni piccoli a Conselve.
Vero è anche che per organizzare funzioni associate per i servizi ad un numero maggiore di cittadini serve una struttura che, se viene plasmata a partire da una più robusta, risulta più efficace: senza Conselve, nessuno di noi altri Comuni minori saremmo riusciti a far partire una Unione tra di noi, per la difficoltà di competenze e risorse umane che comportava l'avvio.
Quindi, dato l'obbligo di esercitare le funzioni in forma associata entro il 2014, essendoci alla base una precisa volontà politica cindivisa già espressa nel percorso iniziato nel 2009, non essendoci alternative percorribili, perchè osteggiare questa evoluzione?
Personalmente, ritengo che l'Unione del Conselvano è bene che parta, e subito!
Ritengo inoltre, sia come Sindaco che come Cittadino, che anche le Amministrazioni locali debbano dare il loro contributo nella riforma dello Stato. Sicuramente fino ad oggi ai Comuni è stato chiesto moltissimo, fin troppo, soprattutto in termini economici, ma se c'è una evoluzione amministrativa che ha senso fare, è questa.
Molti Cittadini chiedono il perchè di questa volontà e, di fronte a queste argomentazioni, dimostrano per lo più approvazione e fiducia, se pur con le preoccupazioni di carattere quotidiano che inevitabilmente sorgono ("dove dovrò andare per avere questo o quel servizio?").
Queste preoccupazioni le abbiamo ben presenti per primi noi Amministratori, e sappiamo che la fase iniziale sarà difficile e che saranno necessari tanti rodaggi ed aggiustamenti. Però, la sfida è iniziare qualcosa che, nel giro di 3-5 anni ci porti a diventare un soggetto multicomunale con un governo coordinato tra entità locali collaudate come i Comuni, senza farli sparire in uno solo o farli litigare in millanta convenzioni.
Parlo di un soggetto di 30'000 abitanti con una Giunta di Sindaci ed un Consiglio di Consiglieri che, insieme, decidono come gestire le funzioni in base al loro radicamento comunale.
Credo che questa visione non possa essere definita una "farsa", come è stato irresponsabilmente detto.
Non mi pare che una società ed un mondo intero che sono in piena rivoluzione siano una farsa: questo scenario impone che un cambiamento radicale o lo gestisci, o lo subisci (la Regione ha ben chiarto il concetto).C'è veramente ancora qualche amministratore che pensa che si possa andare avanti così, aspettando momenti e soluzioni migliori (che non verranno)?
Presto, potrebbe arrivare una imposizione statale o regionale a decidere come fondere o unire i comuni, calandola dall'alto. E credo che la cosa peggiore sarebbe trovarsi uniti tra comuni che non si sono scelti.
Ritengo pertanto sbagliato rimandare la nostra necessaria riorganizzazione amministrativa, specie se il rinvio è quello dei sei mesi approvato qualche giorno fa.
Con l'Unione, i Comuni di Agna, Arre, Candiana, Conselve, Bagnoli di Sopra, Bovolenta, Terrassa Padovana continueranno ad esistere, avranno il loro Sindaco ed i loro Consiglieri che per le varie tematiche si coordineranno e faranno sintesi nella Giunta o nel Consiglio dell'Unione, per dare ai propri Cittadini servizi riorganizzati ma comunque tarati sulle specificità.
Naturalmente, sia chiaro che gli Amministratori (Sindaci e Consiglieri Comunali) che fanno parte di Giunta e Consiglio dell'Unione non percepiscono alcuna indennità nè alcun gettone: non costano nulla, per legge.
L'Unione, quindi, si prefigura principalmente come una riorganizzazione dei dipendenti e dei servizi, non intaccando le identità e le rappresentanze dei Comuni.
I Comuni, trasferiscono i propri dipendenti all'Unione, che li impiega per gestire i servizi di sempre, solo in forma più organizzata, più specialistica.
Si pensi a cosa (non) possono fare i singoli Comuni con il loro singolo vigile o singolo assistente sociale, rispetto a quello che potrà fare un corpo di polizia locale dell'Unione, dotato di mezzi, strumenti e turni strutturati o il gruppo di professionisti che aiuteranno le amministrazioni nelle sempre più frequenti e complesse emergenze sociali.
I pregi dell'Unione hanno ovviamente un prezzo rispetto, ad esempio, alla fusione: l'Unione è un soggetto che si aggiunge ai Comuni, e che ha bisogno di figure di controllo per legge (una terna di revisori, un segretario). Questi, sono costi che prima non c'erano e che il Legislatore non ha considerato nella legge, ma che ci saranno. La linea sottintesa è che deve essere la riorganizzazione a generare il risparmio.
Ed è proprio qui che acquisisce un ruolo fondamentale la riorganizzazione del personale, anche al fine del contenimento dei costi.
Attualmente, i dipendenti dei comuni dell'unione sono circa 110, dei quali 20 hanno assegnata una posizione organizzativa (la cosiddetta P.O.) per lo svolgimento di funzioni di direzione (incarico assegnabile e revocabile con piena facoltà dell'Amministrazione, costo 5'000-12'000 € lordi/anno).
Fatto salvo che tutti gli inquadramenti ed i contratti dei dipendenti saranno confermati nel trasferimento all'Unione, le uniche variazioni riguarderanno l'importo delle indennità (nel totale invariato, ma uniformato nelle voci) ed il numero inferiore di P.O. che saranno necessarie in una struttura unificata.
Da questa prima riorganizzazione, ad esempio, arriveranno i primi risparmi: questo si aspettano, prima di tutto i Cittadini, cui vanno orientate primariamente le scelte da farsi in questa fase.
In questo senso, ritengo utile evidenziare queste proporzioni: 30'000 cittadini, 110 dipendenti di cui 20 con P.O., per far capire quali siano i pesi delle priorità che Sindaci ed Amministratori devono darsi.
Quando poi l'Unione sarà a regime, la gestione unitaria di servizi e appalti garantirà i risparmi che i singoli Comuni non avrebbero potuto evidentemente avere.
Per avere un adeguata transizione, almeno nei primi 3 mesi del 2014, pur essendo trasferiti all'Unione, i dipendenti rimarranno dove sono, svolgeranno le mansioni che già svolgono nei comuni e avranno stipendio identico al 2013, indennità e p.o. comprese: in questi tre mesi sarà possibile definire la struttura amministrativa dell'Unione.
Con l'avvio dell'Unione, alcuni uffici o attività saranno gradualmente centralizzate e questo comporterà la predisposizione di alcuni spazi attrezzati: i contributi regionali di 107'000 + 47'000 € ci consentiranno di farvi fronte senza gravare sui conti comunali.
E qui interviene un altro punto fondamentale: questi contributi li abbiamo ottenuti perchè abbiamo rispettato una tempistica molto accelerata, a causa delle indecisioni di Stato e Regione ma che, grazie alla cooperazione dei Consigli Comunali, siamo riusciti a seguire, portando a casa il risultato.
Questo significa che, nonostante l'inevitabile tensione per dipendenti e Amministratori nel seguire quelle tempistiche e direttive, spesso carenti, la collaborazione e condivisione di un obbiettivo hanno consentito all'Unione di ottenere questi importanti contributi.
Quest'ultimo passaggio credo che rappresenti al meglio tutte le considerazioni fin qui fatte.
Sicuramente il quadro normativo ed i problemi quotidiani impediscono di avere le certezze che tutti noi vorremmo avere prima di dare definitivamente corpo a questa Unione, ma proprio le difficoltà ed i problemi che ogni giorno affrontiamo, specie come amministratori, non possono che darci la necessaria forza per avviare un cambiamento che, prima o poi, voluto o subìto, arriverà.
Questa
convinzione, almeno in me, viene rafforzata dal fatto che tutti i
dipendenti avranno garantiti salario e inquadramento, che i Comuni
continueranno ad esistere ed i Cittadini ad avere una loro
rappresentanza locale: garanzie di assoluto livello, specialmente
considerando la situazione delle imprese nel quadro socio-economico che
riscontriamo ogni giorno.
Quindi, ritengo che l'Unione del Conselvano sia un progetto che con lungimiranza è partito 3 anni fa e che debba coerentemente essere portato avanti, anche se con le accelerazioni imposte dalla normativa, che oggi ci consente tuttavia ancora di gestirlo, mentre a breve potrebbe non esserlo più.
Ai Cittadini ed ai dipendenti comunali mi sento quindi di rispondere con queste considerazioni, che auspico essere condivise anche dai colleghi Sindaci e Consiglieri, con i quali è ora possibile dare contributi costruttivi ed orientati affinchè la prima forma, la buccia dell'Unione del Conselvano sia la più funzionale possibile.
Al contrario, se i contributi di tutti noi andassero in direzioni dispersive o contrarie, dovendo comuque essere avviata, l'organizzazione dell'Unione risulterà povera e controversa.
A noi Amministratori la scelta, ai Cittadini la valutazione del suo esito.
Quindi, ritengo che l'Unione del Conselvano sia un progetto che con lungimiranza è partito 3 anni fa e che debba coerentemente essere portato avanti, anche se con le accelerazioni imposte dalla normativa, che oggi ci consente tuttavia ancora di gestirlo, mentre a breve potrebbe non esserlo più.
Ai Cittadini ed ai dipendenti comunali mi sento quindi di rispondere con queste considerazioni, che auspico essere condivise anche dai colleghi Sindaci e Consiglieri, con i quali è ora possibile dare contributi costruttivi ed orientati affinchè la prima forma, la buccia dell'Unione del Conselvano sia la più funzionale possibile.
Al contrario, se i contributi di tutti noi andassero in direzioni dispersive o contrarie, dovendo comuque essere avviata, l'organizzazione dell'Unione risulterà povera e controversa.
A noi Amministratori la scelta, ai Cittadini la valutazione del suo esito.
Il Sindaco di Candiana
Ing. Andrea De Marchi
venerdì 29 novembre 2013
IL COMUNE DI CANDIANA DIFFIDA IL GOVERNO ITALIANO
Il Comune di Candiana, nella seduta del Consiglio Comunale di ieri 28/11/2013, ha approvato all'unanimità il testo con il quale procedere a diffida nei confronti del Governo Italiano (in calce documento).
Da mesi, i vincoli finanziari e le riduzioni dei trasferimenti statali per i Comuni, specie se virtuosi, sono diventati insostenibili quanto scriteriati.
Lo Stato sta facendo morire le amministrazioni periferiche nell'illusione di salvare se stesso.
La proposta era già contenuta nell'ordine del giorno comunicato ai consiglieri il 23 Novembre ma, alla luce di quanto consumatosi -giusto ieri- nell'approvazione della legge di stabilità, l'iniziativa ha assunto carattere di emergenza ed è stata votata all'unanimità.
Riporto di seguito la relazione-dichiarazione con cui ho illustrato al consiglio comunale ed ai nostri Concittadini l'iniziativa.
La presente proposta di delibera intende sottoporre al Consiglio Comunale l’invio di una diffida formale al Governo Italiano, con la quale porre in evidenza la non più tollerabile politica economica posta in essere dall’Amministrazione Statale a danno degli enti locali, in particolar modo dei Comuni, specie se virtuosi.
Un danno che si concretizza attraverso due oramai consolidate modalità.La penalizzazione burocratico-amministrativa, perpetrata tramite una ininterrotta serie di provvedimenti legali volti ad appesantire le attività dell’ente comunale che oramai ha raggiunto livelli tali da impedire sia l’ordinaria attività degli uffici che la proficua gestione da parte degli amministratori, regolarmente e direttamente eletti dai cittadini (nel caso dei Comuni). Uno per tutti, valga l’esempio del “patto di stabilita”.
La penalizzazione economico-finanziaria, perpetrata tramite una continua serie di tagli sui trasferimenti uniti ad una imposizione della tassazione locale le cui ipotesi di introito, puntualmente smentite dai dati a consuntivo, sono volte esclusivamente a giustificare i corrispondenti tagli ai trasferimenti, unico reale contributo alla sempre meno credibile quadratura dei conti dello Stato Centrale. Ne sia esempio lampante, la gestione dell’IMU e della TARES.
Queste modalità sono già di per sé sufficienti a rendere politicamente responsabile un Governo della attuale impossibilità per i Comuni di esercitare le funzioni costituzionalmente previste.
Un numero su tutti: dal Novembre 2011 ad oggi sono stati promulgati 36 provvedimenti sulle fiscalità comunali. Ciò corrisponde alla follia di un provvedimento ogni due mesi: molti di questi, se non tutti, hanno inciso infaustamente su scelte già programmate e finanziate con enorme fatica.
Ma a queste responsabilità del Governo, nascoste sotto l’egida “di necessità, virtù”, si è aggiunta quella dolosa di intraprendere, adesso, nel momento forse più delicato, scelte politiche incoerenti con la situazione socio-economica e che hanno oramai reso pressoché impossibile per i Comuni redigere i bilanci, rispettare il patto di stabilità, garantire i minimi servizi.
Per Candiana, comune di 2'500 abitanti, dal 2010 al 2012 i trasferimenti dello Stato sono passati da 638'000 €, a 570'000 €, a 486'000 €: significa una taglio di 152'000 € in due anni: oltre il 20%!
Nessuna realtà sopporta simili contraccolpi senza risultarne compromessa.
Dal 2009 ad oggi i dipendenti comunali sono passati da 12 a 9 con consistenti risparmi e riorganizzazione profonda.
Di fronte a simili sacrifici e capacità di reazione dei Comuni qual’é la contropartita che offre lo Stato?
Due risposte valgono su tutto: la sentenza della Corte costituzionale che dichiara illegittime le multe ai Comuni siciliani che hanno sforato il Patto di stabilità e, giusto oggi, la imposizione, nella legge di stabilità odierna, per i Comuni di farsi carico di metà dell’extra gettito che scaturisce dalle aliquote superiori a quelle base per l’IMU cancellata dallo Stato.
Siamo giunti, quindi, proprio oggi, alla ratifica dello scontro istituzionale tra Stato e Comuni, specie se virtuosi.
Anche in questa ottica, la nostra Amministrazione Comunale, mantenendo le aliquote IMU di base e tarando i bilanci di conseguenza, oltre a consentire la minor tassazione possibile per i cittadini e le imprese, evita di incorrere in questo ennesima pugnalata alla schiena dello Stato, ma a che prezzo?
Si aggiunga, non ultima, l’incapacità per il cittadino o l’impresa ad ottemperare, oltre che per i motivi socio economici noti a tutti, ai propri doveri di contribuente, dato che le più recenti non-scelte del Governo hanno reso impossibile il rispetto persino dei diritti sanciti dallo Statuto del Contribuente.
Abbiamo raggiunto un livello di sopruso che non può essere superato senza conseguenze e senza una presa di posizione netta!
Per questo motivo propongo al Consiglio Comunale di diffidare formalmente il Governo secondo il testo proposto in delibera.
Mi sia consentito, infine, di reagire con forza alle dichiarazioni che additano i Sindaci che resistono e non si dimettono come complici di questo sfacelo, o ignavi o responsabili di quanto avverrà sulle piazze.
Questo tipo di affermazioni, che ultimamente dilaga in tanti comunicati che mi sono indirizzati, non la consento! Ritengo, al contrario, che debba affermarsi la convinzione che, se non ci siamo Noi amministratori locali (gli unici realmente eletti!) a prenderci carico delle necessità dei nostri Concittadini, di certo non lo faranno i commissari prefettizi che ci sostituirebbero, rappresentanti -loro sì- del solo Stato.
Con la logica delle dimissioni dei Sindaci, l'intera compagine STATO-COMUNI finirebbe in mano a nominati, anziché ad eletti.
Loro rimarrebbero, noi andremmo a casa ed i cittadini sarebbero abbandonati anche della loro ultima difesa.
Confido pertanto che il Consiglio Comunale voglia approvare, il testo della diffida proposto in delibera, già approvato e condiviso da altri Comuni.
Ringrazio il Sindaco di Carceri per aver, per primo, approvato ed indicato questo tipo di iniziativa, confidando che altri Sindaci la condividano con noi e la promulghino.
DELIBERAZIONE DI CONSIGLIO COMUNALE DEL 28.11.2013 N. 36
OGGETTO: DIFFIDA A TUTELA DELL’AUTONOMIA ECONOMICO – FINANZIARIA E DELLA SICUREZZA DELL’ENTE LOCALE, NONCHÉ A PROTEZIONE DEGLI INTERESSI DELLA COLLETTIVITÀ DEI CITTADINI.
PREMESSO CHE:
- l’art. 5 della Costituzione prevede che la Repubblica riconosce e promuove le Autonomie locali e adegua principi e metodi della sua legislazione alle esigenze dell’Autonomia;
- il Comune è l’Ente che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove e coordina lo sviluppo, ai sensi dell’articolo 3, del Testo Unico degli Enti Locali;
- l’autonomia impositiva e finanziaria è riconosciuta al Comune nell’ambito delle leggi di coordinamento della finanza pubblica, in coerenza ai dettami del citato articolo 3 del TUEL;
- la consistente e progressiva riduzione degli apporti economici conferiti dallo Stato alle Autonomie locali e i vincoli restrittivi imposti dalle norme in materia di Patto di Stabilità Interno precludono ai Comuni la possibilità giuridica e materiale di effettuare investimenti mirati a garantire il costante benessere della collettività secondo standard qualitativi minimi ed essenziali (LEP);
- le risorse a disposizione del Comune di CANDIANA conseguenti all’applicazione dei limiti e vincoli sopra indicati, unitamente alla controproducente logica finanziaria dettata dal patto di stabilità, rendono inadeguati gli importi disponibili per investimenti e manutenzioni e inutilizzabili le risorse eventualmente disponibili;
CONSIDERATO CHE:
- allo stato attuale, i trasferimenti erariali da parte dello Stato, in favore degli Enti locali, sono appena stati stanziati e definiti nella loro insufficiente consistenza, ostacolando i Comuni destinatari sia nell’approvazione dei bilanci di previsione (per gli enti che non l’hanno ancora approvato), sia nella verifica degli equilibri finanziari e del bilancio consuntivo (per gli enti che, come Candiana, erano riusciti comunque a dotarsi di bilancio di previsione pur di no bloccare l’attività politico-amministativa), nonché nell’attuazione delle previsioni programmatiche di mandato politico amministrativo.
- Allo stato attuale, alcuni dei tributi locali, in capo ai Comuni sono tutt’oggi da definire e comunque la loro definizione è stata rinviata ben oltre il limite ammissibile, anche contravvenendo a quanto previsto dallo Statuto del Contribuente, non mettendo in condizione i cittadini contribuenti di ottemperare ai propri obblighi, ammesso che la congiuntura economica glielo consenta.
- Il meccanismo con il quale il Governo concepisce, senza mai definirli in tempo utile, ipotesi di tributi e relativi introiti per i Comuni, in base alla stima dei quali, poi, definisce ad esclusiva Sua convenienza la corrispondente riduzione dei trasferimenti, risulta a totale scapito della economia e degli enti locali.
DATO ATTO CHE:
- dall’omessa quantificazione delle risorse da destinare agli Enti locali discende una situazione di grave e pregiudizievole incertezza che si riflette sull’efficiente e corretto modus procedendi a tutela dell’interesse pubblico di cui i Comuni sono enti esponenziali istituzionalmente preposti;
- in relazione ai diversi compiti in materia di tutela dell’ambiente, sicurezza e comunità, una volta investite le risorse disponibili non risulta consentito mantenere un adeguato livello di benessere generale, specie a fronte di situazioni contingenti e imprevedibili.
ATTESA la preoccupazione che l’anzidetto contesto economico – sociale suscita.
TUTTO CIÒ PREMESSO E CONSIDERATO
Con voti favorevoli all’unanimità dei consiglieri presenti e votanti:
DELIBERA
1) di inoltrare al presidente del Consiglio dei Ministri la seguente diffida:
DIFFIDA
Il Presidente del Consiglio dei Ministri, quale rappresentante del Governo dello Stato Italiano, a garantire l’approvvigionamento delle risorse necessarie e utili alla predisposizione dei bilanci e degli strumenti di programmazione locale, anche al fine di fronteggiare efficacemente gli imprevisti, già solo legittimando l’utilizzo delle risorse depositate presso la tesoreria dello Stato.
Avverte che in caso di protratta inerzia la scrivente Amministrazione locale riterrà corresponsabile lo Stato Italiano per fatti cagionativi di danni a terzi a causa della oggettiva impossibilità di utilizzare le risorse sopra menzionate.
La presente diffida viene inoltrata via pec al Presidente del Consiglio dei Ministri e, per conoscenza, via fax al Presidente della Repubblica.
mercoledì 27 novembre 2013
CONSIGLIO COMUNALE 28/11/2013
Giovedi 28 Novembre 2013, ore 19.30:
http://www.comune.candiana.pd.it/convocazione-consiglio-comunale
http://www.comune.candiana.pd.it/convocazione-consiglio-comunale
- APPROVAZIONE VERBALI PRECEDENTE SEDUTA;
- RATIFICA DELIBERAZIONI DI G.C. N. 79 DEL 18.11.2013 VARIAZIONI D’URGENZA E STORNI AL BILANCIO DI PREVISIONE 2013;
- VARIAZIONI E ASSESTAMENTO GENERALE AL BILANCIO DI PREVISIONE 2013.
- RINNOVO CONVENZIONE CON IL CST PER SERVIZI INFORMATICI;
- PROPOSTA TESTO DIFFIDA AL GOVERNO DELLO STATO ITALIANO A TUTELA DELL’AUTONOMIA ECONOMICO-FINANZIARIA E DELLASICUREZZA DELL’ENTE LOCALE, NONCHE’ A PROTEZIONE DEGLI INTERESSI DELLA COLLETTIVITÁ DEI CITTADINI;
- DETERMINAZIONI IN ORDINE ALL’ AVVIO DI AZIONI DI RESPONSABILITA’ CIVILE IN VOTAZIONE ALLA ASSEMBLEA DEI SOCI DEL 30/11/2013 DI ATTIVA SPA;
- COMUNICAZIONI DEL SINDACO IN MERITO ALL'INIONE DEI COMUNI DEL CONSELVANO
martedì 11 giugno 2013
CONSIGLIO COMUNALE - Seduta del 17 Giugno 2013
Si avvisa che per il giorno 17/06/2013 alle ore 20.30 è convocato il Consiglio Comunale con il seguente ordine del giorno:
- APPROVAZIONE VERBALI PRECEDENTE SEDUTA;
- APPROVAZIONE PIANO DELLE ALIENAZIONI E VALORIZZAZIONI IMMOBILIARI;
- APPROVAZIONE PIANO TRIENNALE OPERE PUBBLICHE 2013/2015 – ART. 128, D. LGS 12.4.06, N. 163 E S.M.I.
- L.R. 20/08/1987 N. 44 – DISCIPLINA DEL FONDO INTERVENTI RELATIVI ALLA CATEGORIA DI OPERE CONCERNENTI “LE CHIESE E GLI ALTRI EDIFICI RELIGIOSI”. DETERMINAZIONE QUOTA PROVENTI DERIVANTI DAGLI ONERI DI URBANIZZAZIONE SECONDARIA DELL’ANNO 2012 – ESERCIZIO 2013;
- APPROVAZIONE PROGRAMMA DI INCARICHI DI STUDIO, RICERCA E CONSULENZA PER L’ANNO 2013;
- APPROVAZIONE PIANO FINANZIARIO TIA;
- IMPOSTA MUNICIPALE PROPRIA FISSAZIONE ALIQUOTE ANNO 2013;
- ADDIZIONALE COMUNALE ALL'IRPEF FISSAZIONE ALIQUOTA ANNO 2013;
- NUOVO TRIBUTO SUI RIFIUTI E SUI SERVIZI (TARES). DETERMINAZIONE NUMERO RATE E SCADENZE DI PAGAMENTO ANNO 2013.
- APPROVAZIONE BILANCIO DI PREVISIONE 2013, BILANCIO PLURIENNALE 2013 – 2015, RELAZIONE PREVISIONALE E PROGRAMMATICA 2013–2015;
- MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI COMUNALI DELLA LISTA CIVICA "NOI CON VOI" AD OGGETTO: "MANTENIMENTO DEL SERVIZIO DI RIABILITAZIONE PRESSO LA STRUTTURA SANITARIA DI CONSELVE".
- RECESSO DALLA CONVENZIONE PER IL SERVIZIO ASSOCIATO DI POLIZIA LOCALE DELLA SACCISICA DAL 01.01.2014.
Iscriviti a:
Post (Atom)


