Lettera aperta ai Cittadini ed ai colleghi Amministratori del Conselvano
Cari Concittadini e colleghi Amministratori del Conselvano,
con
questo intervento vorrei condividere alcune riflessioni che mi
portano a ritenere con grande convinzione che l'Unione dei Comuni del
Conselvano debba iniziare a camminare con le sue gambe, adesso.
Dopo
la nascita ed il timido avvio delle prime funzioni nei mesi scorsi, in
queste settimane si sottoporranno ai Comuni ed infine al Consiglio
dell'Unione l'approvazione del trasferimento di tutte le funzioni e di
tutti i dipendenti comunali.
Sono più di tre anni che i Comuni del
Conselvano, prima con lo studio di fattibilità, poi con le prime
deliberazioni comunali, hanno avviato questo percorso: quindi, la base su
cui questo progetto si sta concretizzando è innanzitutto una volontà
dei Comuni espressa, secondo me, con lungimiranza.
Solo in un
secondo e recente tempo (governo Monti) si è aggiunto, purtroppo,
l'obbligo per i comuni sotto i 5'000 abitanti di esercitare tutte le
funzioni in forma associata dal 1° Gennaio 2014 (rimandato dalla legge
di stabilità di qualche giorno fa al 1° Luglio 2014, poco cambia).
Le
funzioni associate possono essere svolte, oltre che attraverso una
unione, anche attraverso la fusione dei comuni o le convenzioni tra
comuni.
La fusione tra Comuni implica che i comuni e le relative
Amministrazioni di origine spariscono, per dare vita in via definitiva
ad un nuovo unico ente: di più municipi ce ne sarà uno, unico sarà il
sindaco e così via. Non c'è transizione, non c'è gradualità e, non a
caso, questo percorso richiede un referendum. Con la fusione, le
identità attuali spariscono: non è stato pertanto considerato
attualmente perseguibile per i nostri comuni (fatto salvo che può sempre
essere indetto), anche perchè definitivo ed irreversibile.
C'è da considerare anche che in caso di bocciatura, bisognerebbe essere pronti con la soluzione alternativa per gestire le funzioni in forma associata: o unione o convenzioni.
Le
convenzioni tra Comuni hanno invece il problema opposto: la dispersione.
Per ogni funzione da gestire insieme, si deve trovare almeno un altro
Comune con cui farlo. Siccome per ogni funzione vi sono situazioni di
esigenze, di dipendenti, di territori diversi da comune a comune, è
ovvio che per ogni funzione sarà possibile trovare verosimilmente un
Comune o gruppo di Comuni diverso. Questo significa, ad esempio, che i
vigili sarebbero gestiti insieme ad un Comune o gruppo di Comuni, ma le
mense scolastiche con un altro, così come i lavori pubblici e così via.
Questo significherebbe la paralisi politico-amministrativa. C'è poi il
problema della instabilità delle convenzioni che, essendo accordi
facilmente recessibili, possono improvvisamente essere abbandonati o
interrotti a seconda dei vantaggi o delle dinamiche politiche (cambio
amministrazione, equilibri territoriali, ecc): molti comuni che in
questi mesi hanno sperimentato le convenzioni per le prime funzioni
associate hanno patito questi problemi, che spesso causano anche
improvvisi costi inattesi (se uno dei Comuni recede, il costo della
funzione rimane in carico ai rimanenti).
Se si obbietta che i
Comuni del Conselvano sono sufficientemente omogenei e che quindi le
convenzioni per tutte le funzioni avrebbero lo stesso gruppo di comuni a
condividerle, si sta esattamente dicendo che l'Unione del Conselvano ha
motivo di esistere.
Inoltre, l'Unione ha il pregio di non cancellare i Comuni di origine che, anzi, si confrontano e coordinano
attraverso i suoi organismi: la Giunta dei Sindaci ed il Consiglio
dell'Unione.
L'Unione, pertanto, può dare essenzialità e stabilità
alla gestione delle funzioni associate, attraverso una rappresentanza
del territorio che non vede cancellate le singole identità ed
Amministrazioni Comunali, che possono continuare a svolgere il luoro
ruolo di rappresentanza delle relative realtà territoriali.
Credo
che, per le condizioni date, questa connotazione dimostri come l'Unione
del Conselvano sia per i nostri Comuni la risposta migliore tra quelle
possibili (quelle impossibili, le lascio a chi non ha la responsabilità
di amministrare).
Ne sia conferma l'adesione di Bovolenta, che aveva sperimentato convenzioni di funzione.
Ne
sia conferma anche il fatto che le fusioni stanno interessando solamente situazioni di
Comuni importanti che annettono Comuni frazione/satellite (Este con Ospedaletto, Monselice con limitrofi, Piove di Sacco con limitrofi).
Su
questo aspetto, faccio notare che lo Statuto prevede un funzionamento
per Giunta e Consiglio dell'Unione tali per cui ogni comune conta come
gli altri: questo per dimostrare che l'Unione non corrisponde ad una
annessione dei comuni piccoli a Conselve.
Vero è anche che per organizzare funzioni associate per i servizi ad un numero maggiore di cittadini serve una
struttura che, se viene plasmata a partire da una più robusta, risulta
più efficace: senza Conselve, nessuno di noi altri Comuni minori saremmo
riusciti a far partire una Unione tra di noi, per la difficoltà di
competenze e risorse umane che comportava l'avvio.
Quindi, dato
l'obbligo di esercitare le funzioni in forma associata entro il 2014,
essendoci alla base una precisa volontà politica cindivisa già espressa nel percorso iniziato nel 2009, non essendoci alternative percorribili, perchè osteggiare questa evoluzione?
Personalmente,
ritengo che l'Unione del Conselvano è bene che parta, e subito!
Ritengo
inoltre, sia come Sindaco che come Cittadino, che anche le
Amministrazioni locali debbano dare il loro contributo nella riforma
dello Stato. Sicuramente fino ad oggi ai Comuni è stato chiesto
moltissimo, fin troppo, soprattutto in termini economici, ma se c'è una
evoluzione amministrativa che ha senso fare, è questa.
Molti
Cittadini chiedono il perchè di questa volontà e, di fronte a queste
argomentazioni, dimostrano per lo più approvazione e fiducia, se pur con le
preoccupazioni di carattere quotidiano che inevitabilmente sorgono
("dove dovrò andare per avere questo o quel servizio?").
Queste
preoccupazioni le abbiamo ben presenti per primi noi Amministratori, e
sappiamo che la fase iniziale sarà difficile e che saranno necessari
tanti rodaggi ed aggiustamenti. Però, la sfida è iniziare qualcosa che,
nel giro di 3-5 anni ci porti a diventare un soggetto multicomunale con
un governo coordinato tra entità locali collaudate come i Comuni, senza
farli sparire in uno solo o farli litigare in millanta convenzioni.
Parlo
di un soggetto di 30'000 abitanti con una Giunta di Sindaci ed un
Consiglio di Consiglieri che, insieme, decidono come gestire le funzioni
in base al loro radicamento comunale.
Credo che questa visione non possa essere definita una "farsa", come è stato irresponsabilmente detto.
Non
mi pare che una società ed un mondo intero che sono in piena
rivoluzione siano una farsa: questo scenario impone che un cambiamento radicale o lo gestisci, o lo subisci (la Regione ha ben chiarto il concetto).C'è veramente ancora qualche amministratore che pensa che si possa andare avanti così, aspettando momenti e soluzioni migliori (che non verranno)?
Presto, potrebbe arrivare una imposizione statale o regionale a decidere come fondere o unire i comuni, calandola dall'alto. E credo che la cosa peggiore sarebbe trovarsi uniti tra comuni che non si sono scelti.
Ritengo
pertanto sbagliato rimandare la nostra necessaria riorganizzazione
amministrativa, specie se il rinvio è quello dei sei mesi approvato
qualche giorno fa.
Con l'Unione, i Comuni di Agna, Arre, Candiana,
Conselve, Bagnoli di Sopra, Bovolenta, Terrassa Padovana continueranno
ad esistere, avranno il loro Sindaco ed i loro Consiglieri che per le
varie tematiche si coordineranno e faranno sintesi nella Giunta o nel
Consiglio dell'Unione, per dare ai propri Cittadini servizi
riorganizzati ma comunque tarati sulle specificità.
Naturalmente,
sia chiaro che gli Amministratori (Sindaci e Consiglieri Comunali) che
fanno parte di Giunta e Consiglio dell'Unione non percepiscono alcuna
indennità nè alcun gettone: non costano nulla, per legge.
L'Unione,
quindi, si prefigura principalmente come una riorganizzazione dei
dipendenti e dei servizi, non intaccando le identità e le rappresentanze
dei Comuni.
I Comuni, trasferiscono i propri dipendenti
all'Unione, che li impiega per gestire i servizi di sempre, solo in
forma più organizzata, più specialistica.
Si pensi a cosa (non)
possono fare i singoli Comuni con il loro singolo vigile o singolo assistente sociale, rispetto a
quello che potrà fare un corpo di polizia locale dell'Unione, dotato di
mezzi, strumenti e turni strutturati o il gruppo di professionisti che aiuteranno le amministrazioni nelle sempre più frequenti e complesse emergenze sociali.
I pregi dell'Unione hanno ovviamente un prezzo rispetto, ad esempio,
alla fusione: l'Unione è un soggetto che si aggiunge ai Comuni, e che ha bisogno di figure di controllo
per legge (una terna di revisori, un segretario). Questi, sono costi che
prima non c'erano e che il Legislatore non ha considerato nella legge,
ma che ci saranno. La linea sottintesa è che deve essere la riorganizzazione a generare il risparmio.
Ed è proprio qui che acquisisce un ruolo fondamentale la riorganizzazione del personale, anche al fine del contenimento dei costi.
Attualmente,
i dipendenti dei comuni dell'unione sono circa 110, dei quali 20 hanno
assegnata una posizione organizzativa (la cosiddetta P.O.) per lo svolgimento
di funzioni di direzione (incarico assegnabile e revocabile con piena facoltà dell'Amministrazione, costo 5'000-12'000 € lordi/anno).
Fatto salvo che tutti gli inquadramenti ed i contratti dei dipendenti saranno confermati nel trasferimento all'Unione,
le uniche variazioni riguarderanno l'importo delle indennità (nel
totale invariato, ma uniformato nelle voci) ed il numero inferiore di P.O. che saranno necessarie in una struttura unificata.
Da
questa prima riorganizzazione, ad esempio, arriveranno i primi
risparmi: questo si aspettano, prima di tutto i Cittadini, cui vanno
orientate primariamente le scelte da farsi in questa fase.
In
questo senso, ritengo utile evidenziare queste proporzioni: 30'000
cittadini, 110 dipendenti di cui 20 con P.O., per far capire quali siano
i pesi delle priorità che Sindaci ed Amministratori devono darsi.
Quando
poi l'Unione sarà a regime, la gestione unitaria di servizi e appalti
garantirà i risparmi che i singoli Comuni non avrebbero potuto
evidentemente avere.
Per avere un adeguata transizione, almeno nei
primi 3 mesi del 2014, pur essendo trasferiti all'Unione, i dipendenti
rimarranno dove sono, svolgeranno le mansioni che già svolgono nei comuni e avranno
stipendio identico al 2013, indennità e p.o. comprese: in questi tre mesi
sarà possibile definire la struttura
amministrativa dell'Unione.
Con l'avvio dell'Unione, alcuni
uffici o attività saranno gradualmente centralizzate e questo comporterà
la predisposizione di alcuni spazi attrezzati: i contributi regionali
di 107'000 + 47'000 € ci consentiranno di farvi fronte senza gravare sui
conti comunali.
E qui interviene un altro punto fondamentale:
questi contributi li abbiamo ottenuti perchè abbiamo rispettato una
tempistica molto accelerata, a causa delle indecisioni di Stato e
Regione ma che, grazie alla cooperazione dei Consigli Comunali, siamo
riusciti a seguire, portando a casa il risultato.
Questo significa
che, nonostante l'inevitabile tensione per dipendenti e Amministratori
nel seguire quelle tempistiche e direttive, spesso carenti, la
collaborazione e condivisione di un obbiettivo hanno consentito
all'Unione di ottenere questi importanti contributi.
Quest'ultimo passaggio credo che rappresenti al meglio tutte le considerazioni fin qui fatte.
Sicuramente
il quadro normativo ed i problemi quotidiani impediscono di avere le
certezze che tutti noi vorremmo avere prima di dare definitivamente
corpo a questa Unione, ma proprio le difficoltà ed i problemi che ogni
giorno affrontiamo, specie come amministratori, non possono che darci
la necessaria forza per avviare un cambiamento che, prima o poi, voluto o
subìto, arriverà.
Questa
convinzione, almeno in me, viene rafforzata dal fatto che tutti i
dipendenti avranno garantiti salario e inquadramento, che i Comuni
continueranno ad esistere ed i Cittadini ad avere una loro
rappresentanza locale: garanzie di assoluto livello, specialmente
considerando la situazione delle imprese nel quadro socio-economico che
riscontriamo ogni giorno.
Quindi, ritengo che l'Unione del
Conselvano sia un progetto che con lungimiranza è partito 3 anni fa e
che debba coerentemente essere portato avanti, anche se con le
accelerazioni imposte dalla normativa, che oggi ci consente tuttavia
ancora di gestirlo, mentre a breve potrebbe non esserlo più.
Ai
Cittadini ed ai dipendenti comunali mi sento quindi di rispondere con
queste considerazioni, che auspico essere condivise anche dai
colleghi Sindaci e Consiglieri, con i quali è ora possibile dare
contributi costruttivi ed orientati affinchè la prima forma, la buccia dell'Unione del Conselvano sia la più funzionale possibile.
Al contrario, se i contributi di tutti noi andassero in direzioni dispersive o contrarie, dovendo comuque essere
avviata, l'organizzazione dell'Unione risulterà povera e controversa.
A noi Amministratori la scelta, ai Cittadini la valutazione del suo esito.
Il Sindaco di Candiana
Ing. Andrea De Marchi